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Girless & The Orphan, Il Sindaco, Suz e altri...

Kindergarten del 18 aprile 2013

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    Girless & The Orphan “Nothing To Be Worried About Except Everything But You” Stop!Records/To Lose La Track, 2012

    Loro dicono d’ispirarsi alla scena indiefolk più recente, fatta di artisti come Rocky Votolato e The Tallest Man On Earth, ma ad ascoltare questo disco d’esordio di Girless & The Orphan il pensiero va a band più “datate” come Neutral Milk Hotel e Okkervil River, o a nomi storici come Simon & Garfunkel e Violent Femmes. Di questi ultimi il duo riminese (Viserba) condivide sicuramente la matrice punk-folk, specie negli episodi più sostenuti del disco, mentre nelle ballads si sentono echi più classicheggianti simili al duo sopracitato. Dopo diversi EP
    ben accolti dalla critica e tanta attività live, questo NTBWAEEBY (che vede fra gli altri anche la collaborazione di Bart dei conterranei Cosmetic) conferma l’ottimo talento di Tommaso Gavioli e Franz Coccia, sia nelle soluzioni musicali sempre ben calibrate tra folk e indiepunk, che nella parte autoriale, con testi malinconici ma per niente scontati. Ottimo anche l’artwork del cd. P.C.
        
          
    Il Sindaco “Il Sindaco” Picicca Records, 2013

    Gli Annie Hall – il gruppo da cui proviene il Sindaco - hanno all’attivo tre dischi e tante buone canzoni, tutte rigorosamente cantate in inglese. Il Sindaco invece, dietro il quale si cela Fabio Dondelli ovvero il cantante di questa ottima band bresciana, scrive testi in italiano per raccontare un periodo per lui molto importante, quello del primo anno di vita di sua figlia: ha deciso di prendersi una pausa dall’attività di gruppo per proporre canzoni più intime e personali, che si adattavano maggiormente ad una veste solista. Così nasce questo disco, uscito per i tipi di Picicca records, fatto di un cantautorato pop e intimista – con qualche virata blues – dai toni
    romantici e dai colori un po’ sbiaditi, come quelli della foto di copertina: una polaroid sonora di un frammento esistenziale tanto semplice quanto suggestiva. P.C.
       
        
    Suz “One Is A Crowd” No Mad Records, 2013
         
    Suz - al secolo Susanna La Polla - ha alle spalle lunga una carriera artistica nelle retrovie della musica alternativa italiana: muove i primi passi come corista e vocalist di Papa Ricky in quegli anni 90 caratterizzati in Italia dalle posse e oltremanica dal trip-hop del Wild Bunch. E saranno proprio queste due correnti a segnare il percorso artistico di Suz, giunta con questo “No One Is A Crowd” al secondo disco, in cui spiccano le collaborazioni con Angela Baraldi (featuring in “Rubber And Glue”) con Ezra (alla produzione) e con Alessio Manna, storico bassista dei Casino Royale, coautore di ben quattro brani. Il risultato è un’opera di ottima fattura e di respiro internazionale, capace di ammaliare e avvolgere con i suoi ritmi hip-hop conditi di soul e black
    music. Un disco di rara bellezza, che cela una minuziosa attenzione per i particolari e un talento vocale non indiffirente. P.C.
        
          
    Giovanni Truppi “Il Mondo E’ Come Te Lo Metti In Testa” I Miracoli/Jaba Jaba/Lemonstealer, 2013
          
    La prima impressione che si ha quando parte la prima canzone di questo secondo disco di Giovanni Truppi è di avere a che fare con un qualcosa di originale e diverso da tutte quello che siamo abituati ad ascoltare dal cantautorato italiano. E già questo fa del disco in questione una piccola perla. Truppi, poi, conosce bene la musica, perchè oltre a essere cantastorie è anche un ottimo musicista molto preparato. Il suo stile assomiglia un po’ a una boutade, ma niente è lì per caso: testi diretti che parlano di circostanze anche banali della vita quotidiana cantati – quasi urlati – in maniera volutamente sgangherata, che colgono nel segno, e che partendo dal particolare arrivano all’universale, come pennellate nervose di un quadro impressionista. P.C.
       
         
    L’Officina Della Camomilla “Se Non Ti Piace Fa Lo Stesso – Uno” Garrincha, 2013
         
    Il titolo di questo esordio sulla lunga distanza del trio formato da Francesco de Leo, Claudio Tarantino e Marco Amadio la dice lunga su tutta l’impostazione della band milanese, volta quasi a sfidare giudizi e confronti con il mondo degli addetti ai lavori. Un’atteggiamento sprezzante e spregiudicato che ricorda in qualche modo i compagni di etichetta Lo Stato Sociale, dei quali però la band non possiede la stessa personalità ironica e dirompente. Ma la musica, in fondo, non è solo un fenomeno da social network – per fortuna – e questo disco non riesce a convincere per idee e contenuti. Musicalmente un mix tra Strokes, beat anni 60, indierock molto british e tracce di reggae accompagnato da testi (consapevolemente, si spera) infantili cantati in maniera naif e anche un po’ irritante. Se l’intento era quello di provocare, non è nemmeno riuscito troppo bene, mentre dal punto di vista strettamente artistico, un disco banale da gruppo del liceo – con melodie anche piacevoli, se rimanesse tale – senza alcuno spessore. Trascurabile. P.C.
        
        
    Lorenzo Lambiase “Lupi e Vergini” Modern Life, 2012
        
    Secondo disco per il cantautore romano Lorenzo Lambiase a tre anni dall’esordio “La Cena”: un lavoro in cui il filo conduttore è l’idea di descrivere personaggi e situazioni in cui chi si sente lupo finisce per sentirsi vergine, e viceversa. Lambiase appartiene a quel filone del cantautorato romano che fa capo ai vari Sinigallia, Fabi e Zampaglione, e come questi più celebri esponenti possiede un’ottima capacità di scrittura, lieve e delicata –sognante e fluttuante – a cui si affiancano sonorità fra la psichedelia, l’elettronica e qualche sprazzo di post rock. Un disco molto godibile e notturno, che forse sconta una certa soggezione nei confronti della succitata scena, di cui finisce per essere un ottimo episodio, senza però riuscire davvero a spiccare e a conquistarsi una propria meritata autonomia. P.C.
        
         
    Ed “One Hand Clapping (Or The Lp With One Sound)” Volcanophono, 2013
        
    Marco Rossi, in arte ED, dopo un EP del 2011, per questo suo debutto si fa accompagnare dal fratello Paolo e da Ivan Borsari alla batteria, e sceglie come titolo la citazione di un nonsense buddista ripreso da J.D. Salinger nella prefazione di alcuni suoi scritti. Ed è proprio allo scrittore, ai suoi personaggi e alla raccolta di racconti brevi “Nine Stories” che si ispira: un disco molto “americano”, curato e piacevole, in cui a farla da padrone sono le sonorità indierock cantautoriali alla Elliott Smith. I testi sono interamente in inglese e hanno come tratto caratteristico l’intimismo esistenziale: dall’incomunicabilità all’impossibilità di contatti sani, dal misunderstanding al lutto. E’ un mood malinconico e introspettivo ad essere il trait d’union dell’album, che tutto sommato risulta molto convincente nella sua identità d’insieme, per quanto a tratti un po’ precvedibile. P.C.
        
        
    Elio Petri “Il Bello E Il Cattivo Tempo” Cura Domestica, 2012
      
    Gli Elio Petri sono il progetto musicale di Emiliano Angelelli, giunti con questo alla seconda prova su lunga distanza. Il disco, registrato presso gli studi Cura Domestica di Perugia, e coprodotto da Daniele Rotella dei The Rust And The Fury, vede collaborazioni importanti, come quelle di Marco Parente in “Capra Astrale” e di Teho Teardo in “Il Disprezzo”. Lo stile degli Elio Petri è caratterizzato da un mood oscuro di fondo e da un cantautorato scarno ed essenziale. Le sonorità sono molto curate nei dettagli, segno di una grande attenzione verso ogni singola nota e strumento: un lavoro che si muove su binari di quel rock intellettuale dei primi anni 90 (Massimo Volume, Marlene Kuntz, Csi), elegante e raffinato, con incursioni pop, post-rock, loop ipnotici e
    testi volutamente nonsense. Un ottimo disco che spicca nella monotonia della scena indipendente del periodo. P.C.
        
         
    Marazzita “Mi Gioco I Sogni A Carte” (La Fame Dischi, 2013)
       
    Marazzita è un cantautore quasi trentenne che a tempo perso, fra gli studi per laurearsi in Ingegneria e le vita da fuori sede univeristario, ha trovato il tempo per coltivare la propria passione per la musica e per mettere in cantiere il suo debutto, questo “Mi Gioco i Sogni A Carte”, registrato quasi interamente nella propria camera – in perfetto stile low fi – e che mette in fila sei canzoni semplici e strimpellate con la sua chitarra, senza pretese e intellettualismi di maniera. Sei canzoni che sono altrettanti acquarelli di vita comune in stile Brunori o Rino Gaetano (suoi dichiarati ispiratori nonché conterranei), garbate e dolci, che non faranno la storia del cantautorato italiano, ma che si lasciano piacevolmente ascoltare. P.C.
        
          
    Maria Devigili “Motori e Introspezioni” Autoprodotto, 2012

    Motori e introspezioni è il primo disco di questa cantautrice trentina dopo il primo EP del 2011 “La Semplicità”. Maria Devigili ha una voce blues molto espressiva e sinuosa, e canta pezzi eleganti e semplici allo stesso tempo, in cui a scandire i tempi ci pensano i tocchi di djembé e gli arpeggi della chitarra acustica, capaci – assieme alla voce – di creare atmosfere molto calde e sensuali. Maria ama il teatro e i grandi maestri della poesia e del cantautorato, e questa sua passione si sente molto anche nel suo debutto: dalla cover di Franco Battiato (Aria di Rivoluzione) all’omaggio baudeleriano de “L’Albatros” fino a cimentarsi nella canzone d’autore francese in “Etre Vivant”. Ad accompagnare Maria c’è Stefano Orzes (Crazy Crazy World Of Mr. Rubik, Eveline) che ha curato – oltre che la produzione – anche l’artwork del cd. Un buon esordio, dotato di personalità e carattere: da tenere d’occhio. P.C.

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